mercoledì 8 giugno 2016

FEMME FATALES, UN BEL PEZZO DI FERRO



Il Mark I fu il primo carro armato sviluppato dal Regno Unito. I primi esemplari entrarono in servizio sul Fronte Occidentale nel settembre 1916.
Evoluzione del Little Willie, sviluppato nel 1915, nasceva come strumento per riprendere l'offensiva in un contesto bellico nel quale l'avanzata delle truppe di fanteria era impossibilitata da trincee e nidi di mitragliatrice. Inizialmente l'impiego del Mark I non riportò successi significativi, perché furono utilizzati in piccole quantità e piagati da ogni sorta di problema meccanico. I tipi successivi, Mk II, III, IV e V, erano veicoli progressivamente migliori soprattutto nella meccanica e prodotti in quantità rilevanti, specie l'Mk IV e V.


Il modello di serie era quasi identico al prototipo del Mother, se si eccettua la costruzione non più in lamiere per caldaie ma in piastre da corazza (lamiere scudo) e un armamento potenziato. Furono infatti previste due varianti: maschio e femmina, prodotte in egual numero. Il maschio conservò i due cannoni Hotchkiss 57 mm e i tre mitragliatori Hotchkiss da .303, cui ne fu aggiunto un quarto impiegabile da una postazione frontale, mentre la femmina ebbe quattro mitragliatrici Vickers raffreddate ad acqua (due in ciascuna gondola) più due Hotchkiss e risultò più leggero di circa una tonnellata.


I cingoli erano costituiti da 90 maglie larghe 53 cm. Ognuna era dotata di due giunti rivettati e collegata alle adiacenti con un perno ovale assicurato da una coppiglia divaricabile. Nella parte superiore del carro il cingolo scorreva su due lunghe rotaie e dieci rulli di bronzo; inferiormente su ventisei paia di rulli (uno su tre flangiato). Ovviamente, la sospensione era rigida. Le ruote motrici erano situate posteriormente; quelle anteriori di rinvio erano provviste di tendicingolo.


Il motore era un sei cilindri raffreddato ad acqua, collegato mediante un albero alla scatola cambio; sopra di questo si trovava la manovella d'avviamento e, sotto, una cassetta per attrezzi. 
 Posteriormente, la dinamo per le luci. La scatola cambio aveva ai lati altre due scatole ingranaggi, collegate con un differenziale e manovrate ciascuna mediante leve da due uomini. Seguiva il radiatore tubolare con ventola che prendeva aria dall'esterno tramite una piccola griglia ricavata a sinistra della lamiera posteriore dello scafo. Lungo la parte posteriore di ognuna delle due fiancate passava la catena di trasmissione che collegava la ruota dentata di ogni cambio secondario all'ingranaggio della ruota motrice.


A disposizione del capocarro (ufficiale) e del pilota c'erano due portelli sollevabili; sempre dinanzi all'ufficiale c'erano un portacarte ed un sostegno per il mitragliatore. A fianco del pilota si trovavano le leve di comando. La sterzatura era un lavoro di gruppo, faticoso e complicato. Due addetti al cambio azionavano gli ingranaggi relativi a ciascun cingolo, che dovevano essere innestati ogni volta che era richiesto un cambiamento di direzione. Un servente doveva innestare la marcia (alta o bassa) mentre l'altro, sul lato dove si doveva sterzare, metteva in folle. Il pilota doveva quindi bloccare il differenziale ed accelerare, mentre il capocarro metteva i freni al cingolo in folle, ed il carro finalmente prendeva la direzione desiderata. Naturalmente tutto questo processo doveva essere invertito se si voleva sterzare nella direzione opposta.
Per comunicare con il resto dell'equipaggio, il pilota era costretto a battere colpi sul cofano e poi fare segnalazioni con le dita in base ad un codice concordato.


Per la realizzazione del modello ho scelto di utilizzare  il kit della Emhar in scala 1/72 nella versione Mk IV Female,  inserito nel suo contesto operativo ideale le trincee nemiche.














lunedì 16 maggio 2016

AUTOBLINDO AB40 FERROVIARIA



L'Autoblindo Fiat-Ansaldo fu un autoblindo impiegato dal Regio Esercito nella Seconda Guerra Mondiale.
Fu prodotto in tre modelli principali, denominati AB40, AB41 ed AB43 (dove il numero indica l'anno di produzione del modello).
Nei primi mesi del 1938, il Regio Esercito ha presentato una richiesta per un nuovo veicolo blindato. Sarebbe sostituire i venerabili vetture Lancia-Ansaldo , che vagavano per le colonie italiane ed erano ancora parte di unità regolari delle forze di terra.
L’autoblinda AB 40 (autoblinda 1940) con quattro ruote motrici e quattro ruote sterzanti, doveva soddisfare la richiesta di una macchina veloce e versatile per la polizia coloniale italiana.


 L'AB40, dotata di 3 mitragliatrici Breda Mod. 38 da 8 mm di cui due in torretta ed una in casamatta nello scafo, risultò fin dall'inizio carente sul piano dell'armamento (fatto comune alla produzione bellica italiana del periodo).
Nel 1944 i tedeschi, che occupavano le industrie del nord, ne avviarono la produzione  e l'assegnarono ai reparti della Wehrmacht impegnati nella lotta antipartigiana.
Le ruote erano state appositamente progettate per essere adattate ad essere usate anche su rotaie.

ho realizzato il modello utilizzando il  kit dell'ITALERI in scala 1/72, che fornisce anche una sezione di binario per dare più risalto al modello

  ho riprodotto un veicolo che veniva usato dalla WEHRMACT.

















venerdì 6 maggio 2016

BRT-60 AFGANISTAN UNA VERNICIATURA PARTICOLARE


Realizzazione del BRT-60 scala 1/72
un veicolo corazzato da trasporto truppe (APC) sovietico, originario degli anni sessanta ma ancora assai diffuso, sebbene soppiantato dai più recenti BTR-70/80/90.

il soggetto riprodotto è stato inserito in un ambientazione riconducibile ad una località in Afganistan  ho cercato di riprodurre un ambiente desertico con l'aggiunta di alcuni manufatti distrutti dalla guerra.

il kit conteneva lo stretto indispensabile per la realizzazione




sono stati perciò aggiunti alcuni particolari per migliorarne il dettaglio





























per la colorazione, effettuata con i particolari non assemblati è stato utilizzato un metodo di verniciatura che sprutta come sistema di mascheratura una pasta adesiva riposizionabile prodotta dalla UHU in vari colori (Patafix/Tac)






dopo aver verniciato totalmente in verde il modello, a mano libera con l'aerografo sono state  eseguite le macchie relative alla mimetica bianca, quando il colore è asciugato le macchie bianche sono state mascherate con il "Patafix"




una volta rimossa la mascheratura alcune macchie sono state ritoccate a pennello







questo è il risultato finale